Estratto da Pilastri nel fango ©

I versi di “Pilastri nel fango” sono la coda nervosa delle anomalie della vita, ruvide espressioni di un disagio percettivo che si tramuta in cinico pessimismo. Ogni poesia custodisce memorie ed anima antiche consapevolezze, visioni, dolori, impeti, consolazioni, moniti, imperituri dialoghi, oscurità e fondi vacui o inesistenti. Tutta melma in risalita. Una tomba per l’entusiasmo, la madre delle disillusioni, il tormento statico, il sangue gelido, noi sempre incastrati ed immobili nonostante i vorticosi ideali del pensiero e delle sue rotte; un gioco della mente, una scommessa contro le scatole di struttura. Se c’è una cosa che, secondo il giudizio comune, possa considerarsi caratterizzante proprio della mente e delle sue beffe, questa cosa è la coscienza. Quando si oltrepassa il confine delle distorsioni e delle interferenze, quando ci si libera dall’enorme massa di fanghiglia in cui si nasce, scopo e necessità di essere, come colpa e purificazione della coscienza stessa, si tramutano in docili fantasmi, memorie ancient regime. L’Io dinanzi al nulla. La melma sociale che penetra e trasforma le coscienze individuali, il risultato della sedimentazione delle frustrazioni e dei coaguli di sangue ormai raffermo che ci attraversano nei ricordi come nodi dolorosi ... Non c’è tempo, non c’è aria, non c’è alcuno scopo se non la necessità di contribuire all’alimentazione energetica del default storico e privato. La vita trascorre nelle miscele di inganni solidi, dispersi nelle liqudità di un misero e rassegnato sguardo verso il basso. Questa raccolta interpreta le asfissie da soffocamento socio-esistenziale tipiche delle gabbie metropolitane. Da più di un secolo la città sostituisce la natura e le sue forze agli occhi dell’uomo che vede più spesso un lampione elettrico che non la vecchia romantica luna e non conosce foreste, campi, fiori, ma i tunnel delle strade, con il loro chiasso e frastuono, con il loro vorticare ininterrotto. Hanno venduto il tempo per ritrovarci intimamente e leccarci le ferite. La febbrilità e l’ansia di liberarsi dal fango dopo averlo navigato, ormai sono il simbolo del nostro ritmo di vita. Tutt’intorno non ci sono linee morbide, tonde, uniformi, strade asciutte e ben strutturate o lunghe prospettive, ma angoli, spigoli, zig zag; ecco che cosa reclama il paesaggio contemporaneo come il sentiero della coscienza collettiva: la necessità di una riforma neo futurista per l’anima e le sue sventure. Nei suoi percorsi, Pilastri nel Fango tesse una tela di profondissime, sottili e subdole devastazioni dell’anima stessa attraverso un parallelo, integrato ed inevitabile percorso di ricerca stilistica. Eppure lo stile non fa altro che accostarsi ed adattarsi all’essere ispido e sanguinante; è una conseguenza dello stato d’animo e appare tanto più ricercato quanto più è crudo il tormento vivo a cui da voce. Un richiamo primitivo ai monoliti come ad un’architettura poetica fatta di grevi pesi specifici, fino al tetro incalzare del buio, fino ad impugnare lo stomaco. “Pilastri nel fango” non è una raccolta di speranze.

Senza Titolo

 

Asfalti, abbagli, stracci appesi

Oh malinconia difenditi!

Ti accosti di soppiatto ...

... e bruci! Bruci! ...

Blu, profondo, nell'oblio

mi ha inghiottito ...

Solo un'orma ascolta

l'anima mia, muta

nel cuore della notte ...

Asfalti, abbagli, stracci appesi

Oh malinconia ... difenditi!

 

Per Paludi

 

Più in là,

ove non più oso porre il passo, nei lumi del sangue,

nell’orrore gelido e ululante della strada …

ho trovato una falda sudicia per tutti!

Ovunque tu espierai la pena,

Oh ciurma polverosa, cieca sorda e monca!

Lì inchioderai la vita … ai defunti rami,

infranti e trascinati stanchi per paludi!

 

 

Una legge senza rogo

 

Sarei caduta in quest’anima a tre ali

per un pugno misto di fuoco e zolfo.

Ma nel sibilo cruento d’abisso in carne,

hai istigato il primo vuoto … Ehi tu!

Vento allegro, barbaro e contento!

Tu che strappi e sbatti questa tarda sera!

Sciogli la lingua che non più crede

ai raggi del sole o alle istruzioni per il domani!

… E invadi ancora questa misteriosa tenebra

come una mano santa d’ispirazione! … contro

tutti i demoni spavaldi pronti a godere

dell’ingenua ignoranza al sole,

come per timore d’un boccone d’altura,

mio dio fatale in un sospiro.

A te m’inchino … Oh bel nero fantastico sogno!

… sagace t’appigli ai luoghi dell’umiliazione …

Là dove è lordura melma mista ad indigenza …

Laggiù laggiù! lascia maturare il giusto sdegno,

prepara al lavoro queste esili braccia…

Sei tu che m’ami ed è tua cura …

Qui nella mia mano, una vista … con più umiltà,

più in basso, di là ove si scorge meglio un altro

mondo … La strada s’è svuotata.

 

 

Limbo

 

I germogli dei giorni oscuri languiscono agli incroci.

E bisbigliano come la seta gli antichi mali mentre

nascondi il ronzio della marea che scalci verso il canto

delle finestre ancor dischiuse al mondo.

E ad ogni vespro il diavolo riflette l’ombra dei violini

in un sorso di vanità. Ma tu non asservire la tristezza

all’uva prima della futura notte figlia delle polveri!

 

 

Raw

 

Non cercare nulla, Taci oh anima!

Non crucciarmi, non spingermi al filo spinato,

non istigare la voce, non indurmi al pianto!

Porto negli occhi le stesse remote speranze che,

nate al caldo, nella neve periscono.

 

 

 

I lost myself

 

Si accoltellano le ore,

le arrese e le violente,

le devote e le ribelli,

incastri di parole!

e un manipolo di notte.

Piagano labbra,

un inquieto sibilare

col passo in mezzo ai folli

per un embolo violento.

Che catastrofe la lingua!

Così turpe, lercia e indecorosa!

E’ la fame della maldicenza,

l’empia mano di perfidia

di chi tende un filo come un altro,

per poi far ressa in una buca.

Ed io, che mentre inciampo, cado!

… cedo! Una condanna!

Si accoltellano le ore,

e quando qui verrà chi al mondo

più mi ama, io non lo vedrò davvero,

… E’ il torto di una lama!

Io spigolo negli angoli.

Mi seppelliranno, insonni uccelli

mi beccheranno gli occhi!

Insulsa, avrò sciupato il cuore

e attenderò con viso arreso.

A volte i tralci deboli appaiono

i più forti, per mano di maschere

e ripari, lì gettati in pasto ai cani.

Si accoltellano le ore …

… ho perso.

 

 

Glossy Road

 

Com’è molesta questa morte,

a piè sospinto ingrata e faticosa.

Le ombre abbandonano ogni scena

quando la voce dei poeti si tempra con la vita.

 

 

 

 

Nuova Pelle

 

Molesto pianto del tormento …
quest’anima t’attende in lividi su antica pelle!
Ah tu mia forza! Tu che disseti la vita!
Tu maestosa delizia, dimentica
plumbea tempesta! … qui risali
come giro di medaglia nella morsa dei felini!
Magnifica voluttà! … battuta a morte
su astiose lacrime di risacca!
Oh tu stella che punti la notte! …
Ingorda mia lusinga! maestoso incanto,
fiore di rantolo in trincea! … una sventura antica …
Quando cederai la voce alla
mia mano vergine stesa all’ultimo sole?
E ancora indugio armata … e poi … nell’estasi …
Odorerò d’ignoto cuoio e non sarà
passato inutilmente tutto quello
che ho amato con passione,
tutto l’ardore, il palpito di questa
misera vita senza spiegazione.

 

 

 

 

Envy

 

Oh notte amica! che, passo dopo passo, ci conquisti!

A chi tagli i sensi per giustizia che abbatte?

Felicità non invidiata io lodo.

 

 

 

 

Nero

 

Siamo inciampati tra le stelle,

erano tutte spente.

 

 

 

 

Checked Girl

 

Mondo
a scacchi

Ginacolada

Alacre
superstite
a galla

Prigioniera

Ciclica
e sola

Ginacolada

Non sapeva
gridare

Era d’un passo
sottesa al
rovescio

Euforica
ai poli

Ginacolada

Era sociale
senza le mani
a lavoro

Era l’inutile
benefico
per il necessario

Era dubbio
apatico
differenziale

Oscillava
nel limbo
appannato

Ginacolada
speme e
vendetta

Ginacolada
voleva potere

 

 

 

Dal Nulla

 

Oh abbaglio! Oh lealtà!
Tu sei per me …
… un cuor senza inganni …

Lieve sfiorare tra le dita,
il taglio della vita …
Un sorso in un cruccio.

Quanto ardire!
Per fidarmi ancora della poesia?

No! Non a lungo avrai sete oh cuore arso!
Calda, respira la roccia …
e l’ultimo accordo è nell’aria!

 

Che io riposi qui

 

 

Là dove le onde
scuotono l’anima,
gli amanti dissolvono
isole negli oceani.

Il tempo muta in sogno
nelle lusinghe del cotone
come labbra di misere notti.

Là dove elogio ed impostura
accolgono indifferenti
le dita miste ai tagli del futuro,
là dove il domani
non somiglia che a un ricordo,
l’Avvenire si piega come
le pagine dei libri.

Sarà candido e mite
l’argine dei nodi.

Che io riposi qui
sull’ara dei pensieri scomodi
come una pianta amara
dalle radici cortesi.

 

 

 

 

 

Caterina Arena - Sorretti da Nessuno

Sergio Angeli - Effimero

Angelo Cricchi - Orange

Laboratorio Saccardi - Anima Mundi

Salvatore Cammilleri - Grand Guignol

Marco Lodola - Ballerini Neri

Maurizio Savini  - I like America. America likes me

Corrado Delfini - Figura Meccanica

Artwork by Jean-Louis Van Durme

Théodore Géricault - La zattera della medusa

Francesca Lolli - Photo from "Ninna Nanna Salata" Art Performance

Artwork Yby ves Tanguy

Paolo Schmidlin - At Rest